COPS-02

David LaChapelle e il mondo a colori

“I wanted to make beautiful photos bring whoever was looking into another world, more cheerful. I started with this idea.”

can you help us,THE HOUSE AT THE END OF THE WORLD, David LaChapelle, 2005
THE HOUSE AT THE END OF THE WORLD, 2005

David LaChapelle è uno dei più celebri fotografi americani, spesso associato ai soli campi della moda e della pubblicità, e considerato un outsider nel mondo dell’arte. Lui, più semplicemente, in un’intervista motiva la sua scelta spiegando che la moda e la pubblicità, ai suoi esordi erano gli unici settori che gli avrebbero permesso di vivere coltivando la sua grande passione: la fotografia. Per le sue oniriche rappresentazioni della realtà, alcuni lo definiscono “Il Fellini della Fotografia”. Ha creato ritratti che sono un punto d’incontro tra l’advertising puro e la pop art. Le sue opere colpiscono per le tinte forti, incuriosiscono per la scelta dei soggetti e a volte fanno discutere per la rivisitazione di temi sacri come la natività, il diluvio universale o la resurrezione. David LaChapelle non fa altro che mostrare il suo punto di vista surreale, il suo gusto barocco ed eccessivo, ma fa scegliere allo spettatore e se entrare o meno in questo mondo.Prima di scoprire di non essere positivo all’HIV, LaChapelle vedeva il mondo solo in bianco e nero, si sentiva soffocare da questo fardello, il suo ragazzo era morto poco tempo prima e sentiva che anche la sua vita sarebbe finita a breve. Dal momento della scoperta inizia a lavorare con il colore, a farlo traboccare dalle sue fotografie. L’artista afferma: “Mi sentivo come le mie foto. Penso che il mio scopo fosse di offrire una specie di via d’uscita dalla pesantezza dell’epoca in cui vivevo e del mondo in generale. Volevo fare foto meravigliose che portassero chi le guardava in un altro mondo, più allegro. Cominciai con quest’idea”. Appena maggiorenne incontra il grande Andy Warhol a New York, che gli offre il suo primo incarico professionale per la rivista “Interview”. Lavorare nel mondo della moda e dello star system permette a LaChapelle di farsi conoscere al grande pubblico grazie alla collaborazione con le più importanti riviste e alla creazione di ritratti a celebrità come Michael Jackson, Hilary Clinton, Muhammad Ali, Andy Warhol, Madonna.

Angelina Jolie, David LaChapelle, 2009
ANGELINA JOLIE, 2009
The Beatification, David LaChapelle, 2009
THE BEATIFICATION, 2009

La sua enorme passione non si limita solo alla fotografia, infatti inizia l’attività di regista di videoclip musicali e nel 2005 dirige il documentario ‘Rize’, premiato al Sundance Film Festival. Il lavoro, girato nei sobborghi periferici di Los Angeles, illustra le nuove forme di ballo esplose nei ghetti neri della città. Nel 2006, mentre si trova a Roma, rimane folgorato dai capolavori di Michelangelo nella Cappella Sistina, ed è a quel punto che decide di darsi completamente all’arte e non più alla moda. Il risultato è l’opera ‘The Deluge’ (Il Diluvio), una serie di foto ispirate al Diluvio Universale di Michelangelo. E l’opera ‘After the Deluge’, una serie di foto che mostrano una realtà in cui tutti gli oggetti e i simboli del mondo attuale vengono sommersi. Questa serie nasce ispirandosi alla paura che ha l’uomo postmoderno di perdere punti di riferimento in un’età di grandi cambiamenti. Dal 2006 La Chapelle vive alle Hawaii, nell’isola di Maui, dove ha fondato una fattoria biologica alimentata solo da energia solare e idrica, che non utilizza pesticidi o fertilizzanti artificiali. Nel corso dei suoi trent’anni di carriera, David LaChapelle continua a essere ispirato da tutto, dalla storia dell’arte alla cultura di strada, dalla metafisica all’immortalità. Egli è semplicemente l’unico artista fotografo che è stato in grado di mantenere con successo un profondo impatto nel regno della celebrità e nel mondo dell’esigente arte contemporanea.

Deluge, David LaChapelle, 2006
DELUGE, 2006

 

David LaChapelle and the world in color

David LaChapelle is one of the most famous american photographers, often associated only to the fields of fashion and advertising, and considered an outsider in the art world. He, more simply, in an interview motivates his choice by explaining that fashion and advertising, in its early days were the only sectors that would have allowed him to live by cultivating his passion: photography. For its dreamlike representations of reality, some call it “The Fellini of Photography.” He created portraits that are a meeting point between the pure advertising and pop art. His works are striking for the strong colors, curious for the choice of subjects, sometimes they do argue for the revival of sacred themes like the nativity, the Flood or the resurrection. David LaChapelle does nothing but show his surreal point of view, its baroque and excessive taste, but it does point to the viewer and whether or not to enter into this world. Before discovering not to be HIV positive, LaChapelle saw the world in black and white, she felt suffocated by this discomfort, her boyfriend had died shortly before and felt that his life would end soon. Since the discovery began working with color, it overflows from his photographs. The artist says: “I felt like my photos. I think that my purpose was to offer a sort of escape from the heaviness of the time in which I lived and the world in general. I wanted to make beautiful photos bring whoever was looking into another world, more cheerful. I started with this idea. ” Just come of age met the great Andy Warhol in New York, who offered him his first professional assignment for the magazine “Interview”. Working in the world of fashion and the star system allows LaChapelle to make themselves known to the general public thanks to the collaboration with the most important magazines and creating portraits of celebrities such as Michael Jackson, Hilary Clinton, Muhammad Ali, Andy Warhol, Jeff Koons, Madonna.

Pietà with Courtney Love, Heaven to hell, David Lachapelle, 2006
HEAVEN TO HELL, 2006

His great passion is not limited to photography, he starts as a director of music videos and in 2005 directed the documentary Rize, premiered at the Sundance Film Festival. The work, shot in the outlying suburbs of Los Angeles, illustrates the new forms of dancing blacks exploded in the city ghettos. In 2006, while in Rome, he was dazzled by the masterpieces of Michelangelo in the Sistine Chapel, and it is then that decides to give himself completely to the art and not the most fashionable. The result is the work ‘The Deluge’, a series of pictures inspired by Michelangelo’s Flood. And the work ‘After the Deluge’, a series of photos showing a reality in which all objects and symbols of today’s world are submerged. This series stems from the fear that the post-modern man to lose reference points in an age of great change. Since 2006 LaChapelle living in Hawaii, the island of Maui, where he founded an organic farm powered only by solar and hydro energy, which does not use pesticides or artificial fertilizers. During his thirty-year career, David LaChapelle continues to be inspired by everything from art history to the street culture, from the metaphysical immortality. He is simply the only photographer artist who has been able to successfully maintain a profound impact in the realm of celebrity and in the demanding world of contemporary art.

Death by hamburger, David LaChapelle, 2001
DEATH BY HAMBURGER, 2001

 

Credits: https://dueminutidiarte.com/2015/07/31/la-chapelle-vita-opere-riassunto/

Photo Credits: http://davidlachapelle.com/